Sembra che all'interno della galassia anarchica si siano riprodotte virtualmente gran parte delle correnti di pensiero politico. Ad esempio, mi sfugge come un anarchico contemporaneo possa essere comunista-socialista e quindi collettivista e in principio disposto ad impiegare la coercizione per espropriare un bene prodotto o gestito da altri, che ritiene destinato all'uso comune, come sembra implicito nella curiosa definizione impiegata da
Wikipedia, in contraddizione con gli ideali anarchici. Comprendo tuttavia le ragioni storiche di tale posizione, visto che l'equivoco e la commistione con i collettivisti sono caratteristiche ataviche di parte del movimento, almeno in Europa.
Tuttavia, mi ha lasciato sorpreso come possa esistere il
National-Anarchism, ossia una versione dell'anarchia in chiave nazista o neofascista: cioè è possibile coniugare socialismo in economia, razzismo organicista nella costruzione sociale e definirsi anarchici, soltanto perché si auspica una decentralizzazione del potere in piccole comunità?
Questo sarebbe, al massimo, federalismo o sindacalismo. Si tratta del medesimo errore concettuale in cui cadono gli "anarchici" di sinistra; forse leggendo dei loro confratelli fascisti potrebbero cominciare a dubitare dell'opportunità di appropriarsi di certe etichette, se non - come spero - di accorgersi delle contraddizioni insite nelle proprie posizioni.